Infra di Wayne McGregor, coreografia del 2008 pensata per il Royal Ballet, di cui questo passo a due è un estratto, mi sembra caratterizzata da un linguaggio meno astratto rispetto a quello delle coreografie per la Random Dance, la compagnia di contemporaneo di McGregor. Una trama sottile di gesti, di slanci e leggerezza e sostenuti abbandoni, di espressività sfumata, intensa e a tratti assorta, ricama un vero e proprio discorso amoroso.
La musica è di Max Richter, decisa rievocazione dei concerti per violino di Bach e Vivaldi e più in generale di stilemi e percorsi armonici bachiani. Non originale quindi, ma comunque poetica.
Il fatto è che mi ha incantato, davvero. Vorrei tanto, anche per una volta sola, in una specie di sogno da lampada di Aladino, tramutarmi in una danzatrice ed essere in grado di tessere anch’io una trama come quella.
Per un approfondimento, contenente descrizioni di coreografie di McGregor e alcuni interessanti link, visitate The Ballet Bag, il blog del Royal Ballet.
(…) Essa non mangiava che roba viva: spesso la vedevo emergere dal mare, il torso delicato luccicante al sole, mentre straziava coi denti un pesce argentato che fremeva ancora; il sangue le rigava il mento e dopo qualche morso il merluzzo o l’orata maciullata venivano ributtate dietro le sue spalle e, maculandola di rosso, affondavano nell’acqua mentre essa infantilmente gridava nettandosi i denti con la lingua. Una volta le diedi del vino; dal bicchiere le fu impossibile bere, dovetti versargliene nella palma minuscola ed appena appena verdina, ed essa lo bevette facendo schioccare la lingua come fa un cane mentre negli occhi le si dipingeva la sorpresa per quel sapore ignoto. (…) era una bestia ma nel medesimo istante era anche una Immortale ed è peccato che parlando non si possa continuamente esprimere questa sintesi come, con assoluta semplicità, essa la esprimeva nel proprio corpo. Non soltanto nell’atto carnale essa manifestava una giocondità e una delicatezza opposte alla tetra foia animale ma il suo parlare era di una immediatezza potente che ho ritrovato soltanto in pochi grandi poeti. (…)
Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Racconti, La sirena (1961)
La «bestialità» costituisce un binomio davvero insolito con la «divinità». La sirena di Tomasi di Lampedusa abita il proprio corpo con “immanenza”, esprimendo immediatezza e vitalità , ma non ingenuità nel senso di “stato intellettivo elementare”; non c’ è stato un “peccato originale”, eppure c’ è un’ intelligenza evoluta.
Ma l’essere umano è capace di tanto? Di una manifestazione davvero ”genuina” di corporeità
e, insieme … di sapienza?
Un esordio è il primo passo: da quel momento in poi, se tutto va bene, comincia la (grande) avventura. Naturalmente è bene calibrarlo nei toni giusti quel passo, perché nel contempo esso è una sorta di biglietto di presentazione che mette in mostra le qualità peculiari di una compagnia, delineando l’abbozzo di una personalità e la prima goccia di un’esperienza.
Così, dapprima, il filo rosso teso appena in tempo da Pina Bausch - come una benedizione - afferrato al volo dalla Compagnia dell’Accademia Nazionale di Danza, ha preso forma nel Solo di Cristiana Morganti, un episodio breve e toccante intriso della poetica della grande Pina.
…A seguire ha preso vita Da ora in poi, coreografia di Jacopo Godani dal linguaggio vorticoso – mi viene da dire: metropolitano, per l’atmosfera -, ritmato implacabilmente dalle alternanze di luce e buio, dinamismo e staticità (ma sempre con l’energia come compressa, pronta ad esplodere). Un linguaggio fatto di torsioni, pose immobilizzate, continue trasformazioni di qualcosa in altro: paralizzarsi un istante, liquefarsi, farsi letteralmente pioggia, prendere vita di nuovo; un discorso che si svolge snodandosi in splendidi dialoghi a due, tre, quattro danzatori, in una composizione ben riuscita, direzionata, avvincente.
E invece non si è visto nessuno danzare nella coreografia di Robyn Orlin, una pièce - comica a tratti, inquietante, prolissa, assurda ma non abbastanza, provocatoria ma in modo banale – dove la Compagnia si è ritrovata a recitare la propria vita di danzatori prima dell’esordio: una vita da cani, letteralmente. Tanto che sorge il dubbio, com’è possibile che corpi tanto armoniosi e volti espressivi e voci carezzevoli e intonate siano maturate a tal punto dopo la giovinezza trascorsa nelle sale di danza? Bene, chissà se il proposito era quello di farci venire questo dubbio.
Loro sono davvero bravi, secondo me. E’ una compagnia neonata, non ci sono veterani, né modelli da seguire: è tutto da costruire e in tale contesto la professionalità, la pulizia esecutiva e la versatilità dimostrate sono un indizio di solidità e senz’altro terreno per buone fondamenta. Naturalmente saranno le scelte effettuate a un altro livello – quello del Comitato Artistico, costituito da grandi nomi della danza - a determinare la fortuna della compagine, poiché è lì che se ne decide l’indirizzo poetico e culturale, i referenti e i linguaggi dal punto di vista delle tecniche contemporanee, il rapporto con la sperimentazione, ma anche i contenuti che si vogliono – eventualmente – trasmettere. Da questo punto di vista, il “manifesto delle intenzioni” accennato nel programma di sala esplicita propositi un po’ generici, e l’impressione (sempre della mia si tratta, beninteso) è che un vero indirizzo non sia ancora stato scelto.
Del resto, non è facile: le premesse sono molto diverse nel caso in cui una compagnia nasca per volontà di un singolo coreografo, che ne fa il luogo di espressione del proprio linguaggio e delle proprie idee. Qui gli intenti si manifestano volitivamente con un “da ora in poi…” che non è ancora in grado di raccontarci il seguito.
Vi segnalo questo articolo.
Voce baritonale ben impostata, sguardo vivissimo, carisma, signorilità, capacità di intrattenere con battute gustose - di un’ironia controllata, finalizzata, elegante. Molto sicuro di sé, abile nel mascherare la minima insicurezza, non mostra alcuna volontà di prevaricazione, nessuna facile presunzione: manifesta soltanto l’abitudine a trovarsi a favore di sguardi nel mezzo di una platea e a veder riconosciuto il proprio merito. Trasmette quindi la necessità di sentirsi al centro dell’attenzione tipica di ogni uomo dello spettacolo, ma senza attitudini da generico teatrante: perché è un notevolissimo danzatore con la vocazione del teatro; un volto magnetico da attore, su un fisico da ballerino.
L’ho incontrato soltanto in un’occasione, perciò posso spingermi tutt’al più ad immaginare qualche suo limite: la tendenza – peraltro comune nel suo ambiente - alla competitività, a cercare confronti testa a testa con altre celebrità della danza; l’indole narcisistica. Sono imperfezioni, tuttavia, che riesce a velare grazie alla nobiltà d’animo, ad una naturale predisposizione alla temperanza, direi, applicata in modo brillante – ma anche in seguito ad un non comune lavoro di cesello su di sé: che è la qualità che gli invidio maggiormente. Per dire che seppur qualche lieve insicurezza trapelava al mio occhio di acuta osservatrice seduta al pianoforte, era magnificamente e sapientemente occultata, con la maestria dell’intelligente interlocutore.
Sito ufficiale di Raffaele Paganini
(…) Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n’ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D’ossa d’umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s’alza.
Tu veloce oltrepassa, e con mollita
Cera de’ tuoi così l’orecchio tura,
Che non vi possa penetrar la voce.
Odila tu, se vuoi; sol che diritto
Te della nave all’albero i compagni
Leghino, e i piedi stringanti, e le mani;
Perché il diletto di sentir la voce
Delle Sirene tu non perda. E dove
Pregassi o comandassi a’ tuoi di sciorti,
Le ritorte raddoppino ed i lacci.
Poiché trascorso tu sarai, due vie
Ti s’apriranno innanzi; ed io non dico,
Qual più giovi pigliar, ma, come d’ambo
Ragionato t’avrò, tu stesso il pensa.
(Omero: Odissea, Canto XII. Traduzione di I. Pindemonte)
Mi ha sempre affascinato l’episodio del canto delle sirene, fin da quando la mia coltissima nonna mi raccontava le storie dell’Iliade e dell’Odissea…
(…Ma l’astuto escamotage consente davvero di assaporare l’ineffabile sapore di un desiderio impossibile senza infrangere irreparabilmente le regole?
…Le volte in cui l’ho sperimentato ho toccato con mano abissi di sofferenza e rimpianto, e mai assaporato un bel niente).
Vi ricordate? Lo raccontò con asciutta espressività ed efficace senso del dramma l’indimenticabile sceneggiato (e poi film) di Franco Rossi, Le avventure di Ulisse (1969), con Irene Papas e Bekim Fehmiu.
Scrivo sollecitata dalla segnalazione di studio28tv, giovane blog di danza che richiama l’attenzione sulle voci di Wikipedia riguardanti appunto la danza! Son la prima a mantenere qualche riserva sull’attendibilità della più famosa enciclopedia web del mondo, ma attingo anche a piene mani da quel serbatoio, per la sua facile fruibilità, quando devo raccogliere informazioni essenziali in breve tempo.
Tuttavia, per quanto riguarda gli argomenti correlati alla danza, la versione italiana è davvero scandalosa! All’interno del sito di Wikipedia c’è infatti il portale danza, dove si possono trovare sia le notizie storiche, per voce (danza contemporanea, “accademica”, ecc.), sia le “categorie” nelle quali sono elencati, per nazionalità, coreografi, danzatori, compagnie et similia. Ebbene: sono elencati tutti insieme … senza distinzione di genere, vivi o morti, mostri sacri della storia della danza o burattini dello schermo televisivo o perfetti sconosciuti!!! Se cerchiamo danzatori italiani, eccoli qua …: Jia Ruskaja e Kledi, Alessandra Ferri e Pamela Prati… Oppure, coreografi italiani: Japino e la Beltrami, Franco Miseria e la Tagliavia…è buffo! Li accomuna forse forse l’italianità, che però per alcuni è persino incerta…
Poi mi son chiesta chi fosse “Cima b-boy”, e lì Wiki mi ha risposto, è un ballerino di hip-hop, quindi oggettivamente ha tutto il diritto di stare nella lista, dove tra l’altro c’è Valpreda l’anarchico, che in effetti anche lui era stato un danzatore, perciò è giusto, tutti insieme con Bolle e Abbondanza nella stessa pentola della danza (che fa pure rima).
Ma se uno, così, per curiosità, va a vedere danzatori messicani, lo sapete chi trova? Sono solo in tre: José Limòn (eh bé…chi l’avrebbe detto…), la signorina F. Nadividad (ballerina e attrice pornografica, tra gli altri si ricorda il film Le deliranti avventure erotiche dell’agente Margò) e un’altra signorina, L. Vélez (ballerina di qualità imprecisata, ma la cui fama si è presto diffusa ad Hollywood negli anni ‘30, evidentemente anche grazie ad altri talenti di cui era dotata) …
Proseguo con la pubblicazione di improvvisazioni musicali tratte dalle mie lezioni (oggi con Early in the morning I°). La sonorità della registrazione ricorda un po’…un vecchio grammofono e un ancor più vetusto e malandato pianino da saloon (o da salotto della vecchia zia che non suona mai)… Miglioreremo…
Non sparate sul pianista! In questi giorni avrei dovuto portare sulla schiena un cartello del genere, perché nella mitica “sala uno” dello IALS il pianoforte a disposizione è proprio di quelli da saloon, per quanto è scordato e mal tenuto: un la1 ridotto a indistinta vibrazione metallica, un fa5 privo delle corde corrispondenti e per tutta la tastiera una sonorità spettrale, perfino grottesca. A un tal genere di baraccone preferirei un clavinova o una tastiera elettronica di qualunque genere… Oltretutto ha la cassa armonica piuttosto alta e non è possibile alzare lo sgabello per cui non vedo nulla, per quanto sia dotata di buona statura, se non ruoto lo strumento principe come fosse un girasole, al fine di scorgere il maître e i gruppi di danzatori nelle diagonali. A volte penso che sarebbe buffo se lo spingessi un po’ più verso il centro della sala, in una specie di inseguimento esasperato della migliore visuale…ma forse sarebbe vissuto come un oggetto minaccioso, una diavoleria nera e scordata come una campana che si muove qua e là sulle proprie ruote…
Comunque, noncurante della pessima resa sonora già scoraggiante dal vivo, ho deciso oggi di registrare la lezione con un mezzo diverso dal solito – non molto tecnologico - per cominciare finalmente a pubblicare qualche improvvisazione di quelle riuscite discretamente bene, non proprio inascoltabili, a parte i rumori di fondo e quant’altro.
Perché del mio proposito di metter qua dentro della musica … non mi sono scordata.
L’improvvisazione che pubblico oggi (Release on Epiphany day) la trovate nella pagina Musica per danza in MP3
L’anno appena trascorso ha visto la dipartita di un altro grandissimo coreografo, monumento della post-modern dance, Merce Cunningham (1919-2009).
Ecco un estratto da Variations V (1965), il primo della sua serie di “dance film”, diretto da Stan Van der Beek: già multimediale. Musica di John Cage.
Vi segnalo questi articoli:
In ascensore con Merce Cunningham
…Buon anno!
Un estratto dal notissimo Café Müller della mai abbastanza compianta Pina Bausch (1940-2009), sulle note dell’ adorato Henry Purcell.
CAFE’ MÜLLER (1978), Tanztheater Wuppertal, versione 1985.
(H. Purcell, When I am laid, Dido and Aeneas - III° atto).
Buon Natale…








